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Gli evergreen di Radio Swiss Jazz: «St. Thomas»

L'americano Sonny Rollins è entrato a far parte delle immortali leggende del jazz con lo standard «St. Thomas» e la musica del suo sassofono. - Fonte: EPA/Pietro Crocchioni L'americano Sonny Rollins è entrato a far parte delle immortali leggende del jazz con lo standard «St. Thomas» e la musica del suo sassofono. (Fonte: EPA/Pietro Crocchioni)

Ogni estate una hit scala le classifiche pop, viene trasmessa su tutte le radio, suonata continuamente ed è sulle labbra di tutti. Ascoltando la maggior parte di queste hit, è praticamente impossibile non iniziare a ballare. Ad esserne responsabili sono i ritmi esotici (samba, dancehall, calypso, reggae) che le caratterizzano. Tra gli standard jazz, l'unica vera hit estiva è e rimarrà sempre la stessa: «St. Thomas» di Sonny Rollins, sassofonista americano divenuto una leggenda del jazz.

Di Gregor Loepfe

Sonny Rollins, che oggi ha 88 anni, inserì nel suo Album «Saxophone Colossus» del 1956 una melodia proveniente da Saint Thomas, un'isola dell'arcipelago delle Isole Vergini americane, che aveva imparato da sua madre quando era bambino. Fu per questa ragione che Rollins scelse di chiamare il brano con il nome dell'isola. Già l'anno precedente, Randy Weston, il cui nonno era giamaicano, registrò su vinile una melodia tradizionale molto simile, che intitolò «Fire Down There». Rollins registrò il suo brano «St. Thomas», un vivace calypso, in ben 12 versioni differenti. Divenne la sua composizione più famosa e fu immortalato come standard jazz. A metà degli anni '60 Ray Passman scrisse un testo per «St. Thomas» insieme a Herb Wasserman, creazione che fu poi intitolata «Down St. Thomas Way».

Da canzone caraibica per bambini a standard jazz

«St. Thomas» si basa su una canzone per bambini tipica dei Caraibi, che, si dice, la madre di Sonny Rollins cantava sempre al figlio piccolo. Probabilmente la melodia è ispirata alla canzone popolare inglese «The Lincolnshire Poacher». Fu poi nella forma della composizione chiamata «St. Thomas» che il brano acquisì uno spiccato carattere musicale caraibico dalla ritmica molto particolare. La vivace melodia infonde gioia di vivere e passa in modo virtuosistico da note melodiche sul battere ad altre in controtempo. Si divide in tre parti, la prima delle quali è ripetuta, e ha una durata di 16 battute. Il brano viene suonato soprattutto come calypso, un ritmo di danza afro-caraibico tipico delle Isole di Trinidad e Tobago. Quando viene interpretato come solo, molto spesso è eseguito sotto forma di swing.

La prima incisione e le registrazioni più importanti

La melodia tradizionale di «St. Thomas» fu registrata già nel 1955 da Randy Weston e dal suo trio, sotto il nome di «Fire Down There» per l'album «Get Happy». L'anno successivo, lo stesso Sonny Rollins registrò invece «St. Thomas» e inserì il brano nel suo album «Saxophone Colossus». Il solo di Rollins in «St. Thomas» è considerato una delle sue migliori interpretazioni registrate su supporto sonoro. Una delle prime registrazioni cantate è quella del francese Claude Nougaro, che ha usato la melodia come base per la canzone «À tes seins» del 1967, facendone un omaggio al seno femminile. La prima registrazione degna di nota di «Down St. Thomas Way» con il testo inglese è stata effettuata nel 1981 dal cantante inglese Mark Murphy. Nel corso degli anni, «St. Thomas» è stato registrato anche da grandi del jazz del calibro di Monty Alexander, Branford Marsalis e David Murray. Leggendaria invece è la versione di 18 minuti interpretata da Joshua Redman e Pat Metheny.

Interpretazioni inserite nel repertorio di Radio Swiss Jazz

Naturalmente, una delle 12 registrazioni del maestro Sonny Rollins è presente anche nel repertorio di Radio Swiss Jazz: quella del 1964 senza strumento armonico, interpretata con Ron Carter al basso e Roy McCurdy alla batteria. Fanno parte del repertorio anche le versioni in trio dei pianisti americani Hampton Hawes e Ray Bryant e quelle di formazioni più grandi con strumenti a fiato eseguite dalla band Coolbreeze e dai Jazz Shakers. La filarmonica di Antonello Messina arricchisce invece l'interpretazione del Daccordeon Quartet. L'unica versione cantata a far parte del repertorio di Radio Swiss Jazz è quella di Mark Murphy del 1981 con il testo di Ray Passman e Herb Wasserman.

Gli evergreen di Radio Swiss Jazz

Tra gli evergreen di Radio Swiss Jazz sono già stati pubblicati Autumn Leaves, Misty, Round Midnight, Watermelon Man, Take Five, April In Paris, Take The A Train e Lullaby Of Birdland.


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